Marija Gimbutas e il culto della Grande Dea

L’archeologa lituana Marija Gimbutas ha dedicato la sua vita allo studio delle società dell’antica europa preistorica e ha evidenziato l’esistenza di un Culto ad una Grande Dea.

Marija Gimbutas è nata in Lituania nel 1921 e si trasferì negli Stati Uniti nel 1949. E’ morta a Los Angeles nel 1994.
Negli anni cinquanta, sviluppò un metodo di ricerca interdisciplinare dove confrontò i manufatti con l’antropologia e l’etnologia, la paleontologia, la linguistica, la mitologia comparata, le prime fonti storiche, il folclore e l’etnografia storica.
Con questo metodo aprì la strada all’archeologia descrittiva, che chiamò archeomitologia. Il metodo della Gimbutas rappresentò un’importante svolta per l’archeologia dell’epoca.
Contraddicendo l’opinione della maggior parte degli archeologi che ritenevano impossibile conoscere il significato dell’arte e della religione nella preistoria proprio per la mancanza di documenti scritti, la Gimbutas attraverso un’eccezionale lavoro di più di 20 anni, ha ricavato i temi principali delle concezioni dell’Europa Antica, primariamente attraverso l’analisi dei simboli e delle immagini sui manufatti dal paleolitico all’età del bronzo, e la scoperta del loro ordine intrinseco: essi sono infatti la grammatica e la sintassi di una sorta di metalinguaggio attraverso il quale è stata trasmessa tutta una costellazione di significati che rivelano la visione del mondo diffusa nella cultura dell’Europa Antica (ossia pre-indoeuropea).
Ha diretto cinque scavi in siti dell’Europa sudorientale (zona dei Balcani) dal neolitico, 6.500 a.C. in poi. Scavò e analizzò più di 30.000 oggetti, di cui 3.000 statuette.
Nei suoi studi archeologici utilizzò la tecnica di datazione al radiocarbonio sviluppata da Willard Libby nel 1949.